| 15.11.2010 - Per la competitività servono investimenti, non tagli ! |
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| Informazione - 2010 |
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62 MILIARDI DI EURO IN SEI ANNI (2008-2013) IL CONTRIBUTO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE AL RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI Le dichiarazioni odierne del Ministro per la Funzione Pubblica alla riunione del Comitato Public Governance dell'OCSE, svoltasi a Venezia, confermano nella sostanza ciò che noi abbiamo sempre denunciato: il costo della crisi della finanza pubblica italiana viene pagato in massima parte dalla pubblica amministrazione e dai lavoratori pubblici. Ammontano infatti (secondo il ministro Brunetta) a circa 62 miliardi di euro dal 2008 al 2013 i "risparmi" di spesa a carico del settore pubblico. Tra questi, vanno inclusi anche i risparmi dovuti al mancato rinnovo dei contratti collettivi di lavoro per il triennio 2010-2012 e al blocco di·retribuzioni, progressioni, missioni, ecc. fino al 2013. Con grande amarezza, constatiamo che il ministro insiste nel giustificare tale assurda misura con l'esigenza di un "riallineamento strutturale delle retribuzioni tra lavoro pubblico e privato" per annullare un presunto e mai dimostrato "gap" (in realtà del tutto inesistente) verificatosi dal 2000 in poi. Non possiamo, infine, non preoccuparci per l'annunciata riduzione dell'8,4% (circa 300.000 unità) dei posti di lavoro pubblici nei prossimi anni, per effetto del quasi-blocco del turn-over. Non si riesce davvero a capire come si possa·aumentare la produttività degli uffici pubblici (molti dei quali sono già vicini al collasso operativo) e migliorare la qualità dei servizi offerti alla collettività continuando a tagliare risorse e personale. In qualsiasi contesto produttivo, pubblico o privato, l’incremento della qualità del prodotto passa attraverso un incremento degli investimenti, non certo attraverso una politica di tagli indiscriminati. Come UIL Pubblica Amministrazione non possiamo che ribadire, una volta di più, che l’attuale politica governativa in materia di lavoro pubblico produce un solo ed unico effetto: quello di abbattere irrimediabilmente gli standard dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione. Questa, purtroppo, è la pesante eredità che il sistema Paese oggi si ritrova sulle spalle, principalmente a causa di una serie di scelte sbagliate sugli strumenti da utilizzare per ridare efficienza e competitività alla pubblica amministrazione italiana, portate avanti negli ultimi 2 anni e mezzo. |


